Cibus: 40 anni di storie, traiettorie e sfide per le filiere italiane dell’agrifood (1985–2025)

30,00

ISBN 978-88-98935-76-5

Pagine 204

Formato 22×22

Categoria:

Descrizione

Un libro per raccontare 40 anni di Cibus e Made in Italy alimentare

Il volume “Cibus 40: 40 anni di storie, traiettorie e sfide per le filiere italiane dell’agrifood (1985–2025)” – con prefazione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida – ripercorre quattro decenni di trasformazioni dell’industria alimentare e delle bevande italiane attraverso dati, analisi e testimonianze di economisti, studiosi e imprenditori. “Celebrare i quarant’anni di Cibus significa rendere omaggio a un percorso di crescita collettiva, frutto della collaborazione tra imprese, istituzioni e associazioni, e proiettare questo spirito verso il futuro”, ha scritto Lollobrigida.

Nel libro trovano spazio i contributi scientifici del CERSI dell’Università Cattolica e un saggio del prof. Paolo De Castro, presidente di Nomisma, insieme alle testimonianze raccolte dalla giornalista Eleonora Chioda, che ha dato voce a imprenditori e marchi simbolo del Made in Italy come Acqua Sant’Anna, Balocco, Barilla, Caffè Borbone, Delicius Rizzoli, De Nigris 1889, Granterre, Igor, Inalca, La Doria, La Molisana, Parmalat, Medusa, Monini, Mutti. Attraverso i loro racconti, il libro tratteggia un settore che evolve senza perdere la propria identità: un sistema vivo, resiliente e profondamente legato ai territori da cui trae origine.

Quarant’anni di trasformazioni e crescita

Negli ultimi decenni l’industria alimentare italiana ha saputo coniugare tradizione e competitività, trasformandosi in un comparto solido e moderno. In quindici anni le imprese si sono ridotte del 17,8%, ma la dimensione media è aumentata, segno di una maggiore efficienza e capacità di adattamento. Tra i motori di questa crescita spicca il beverage, con birrifici e distillerie triplicati nell’ultimo decennio, mentre il vino si conferma ambasciatore del Made in Italy nel mondo. L’export è passato da 5,4 a quasi 57 miliardi di euro, trainato da comparti come il dolciario, il lattiero-caseario e i coloniali, nuova frontiera del gusto globale.

Il sistema agroalimentare italiano nell’Unione Europea

Il prof. Paolo De Castro si è soffermato sulla solidità del modello italiano, che non nasce solo dai numeri, ma da una visione europea di lungo periodo che ha saputo coniugare qualità, sostenibilità e innovazione. Dalla Politica Agricola Comune al nuovo regolamento sulle Indicazioni Geografiche, l’Italia ha trasformato la propria frammentazione territoriale in un vantaggio competitivo, costruendo un sistema nel quale tutela dell’origine, tracciabilità e ricerca tecnologica convergono in una strategia di competitività sostenibile. È un paradigma che conferma il nostro Paese come laboratorio avanzato del food system europeo, dove il valore economico coincide con quello culturale e ambientale. Sullo sfondo resta l’incognita dei dazi statunitensi, che potrebbe toccare prodotti simbolo come vino e pasta, ma il comparto — oggi più strutturato e diversificato — appare pronto ad affrontare anche le nuove sfide internazionali.

Cibus, specchio e motore dell’eccellenza italiana

Come ha ricordato Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare, “Cibus è il catalizzatore dei valori dell’industria alimentare italiana — qualità, sicurezza, legame con il territorio e capacità di innovare — ed è parte integrante del successo della nostra enogastronomia nel mondo”.

“Cibus nasce da una visione semplice ma lungimirante: rappresentare nel mondo il saper fare dell’agroalimentare italiano – ha sottolineato Franco Mosconi, Presidente di Fiere di Parma -. In quarant’anni è cresciuto insieme alla Food Valley, mantenendo un legame profondo con il territorio e aprendosi a collaborazioni internazionali”.

Uno sguardo al futuro

Con un valore economico che supera i 150 miliardi di euro, l’industria alimentare italiana è oggi una delle colonne portanti della manifattura nazionale. “Questo libro consegna il ritratto di un’Italia produttiva più solida, coesa e baricentrica, che cresce in valore e reputazione senza perdere il legame con la cultura del buono e ben fatto – ha spiegato l’Amministratore Delegato di Fiere di Parma, Antonio Cellie -. È lo stesso spirito che da quarant’anni Cibus porta nel mondo come simbolo del Made in Italy”.

 

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