L’incertezza frena i consumi

L’incertezza frena i consumi

Non è una novità: i consumi sono frenati dall’incertezza. Dopo un’incoraggiante crescita nel 2017, i consumi si sono prima fermati e poi hanno iniziato a calare. Le ragioni sono facilmente spiegabili: nei momenti di incertezza chi ha i soldi se li tiene e non spende, chi non li ha ovviamente non può spendere. Da parte del Governo si dice che l’introduzione del reddito di cittadinanza darà una forte spinta alla crescita dei consumi. Al di là della valutazione politica su questo provvedimento e delle criticità legate ai controlli (basterebbe ricordare che nel Meridione ogni 1000 abitanti 64 ricevono la pensione di invalidità e si stima che ci siano in Italia 100.000 falsi invalidi) e alla cronica disfunzione dei centri dell’impiego (conoscete qualcuno che attraverso queste strutture ha trovato lavoro?), vi è anche da dubitare, almeno nell’immediato, dell’impatto che il reddito di cittadinanza potrà avere sui consumi. A riguardo è interessante esaminare l’effetto che ha avuto sui consumi il reddito di inclusione.

Da gennaio a giugno 2018 gli italiani che hanno beneficiato del cosiddetto Rei sono stati oltre 840mila, di cui il 70% risiede al Sud, e hanno ottenuto un assegno medio di 308 euro al mese. Ebbene, secondo l’Istat, su base annua nel periodo gennaio-luglio le vendite al dettaglio diminuiscono dello 0,6% in valore e dell’1,8% in volume. Le vendite di beni non alimentari registrano un calo dell’1% in valore e dell’1,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono in aumento in valore dello 0,2% e diminuiscono in volume del 2,1%. La contenuta crescita tendenziale del valore delle vendite del settore alimentare è pertanto dovuta esclusivamente all’aumento dei prezzi. La spiegazione del fenomeno per cui nonostante l’immissione di importanti risorse economiche (circa 3 miliardi di euro nel 2018) destinate a categorie disagiate, i consumi, soprattutto quelli alimentari, non crescano è complessa. Probabilmente nel primo periodo si può pensare che le nuove risorse siano state destinate a spese inderogabili come il pagamento di canoni di affitto arretrati, far fronte a debiti pregressi, insomma a destinazioni che non hanno impatto diretto sui consumi.

Ad avere influenza negativa sui consumi sono sicuramente l’incertezza e i continui annunci e retromarce del Governo amplificati dai media. Infine, non si possono trascurare l’impatto che crea l’incertezza sul piano finanziario e le ripercussioni sulle famiglie e sui loro risparmi, così chi ha investito in titoli di stato nel 2017 oggi si ritrova con un valore pesantemente decurtato. Un problema si ha anche per i mutui: in una lettera a un giornale un cittadino segnalava: “Quando c’era l’antipatico Renzi pagavo per il mutuo a tasso variabile 574 euro al mese, ora che c’è il simpatico Salvini ne pago 625”.

Sergio Auricchio

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