Viaggi e Turismo nella Storia delle Civiltà

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Descrizione

Il viaggio ha profonde radici nelle civiltà antiche. Per assiro-babilonesi, fenici, egiziani, greci, romani gli spostamenti via mare e via terra verso altri paesi erano abitudine diffusa: il tour delle sette meraviglie, le vacanze in villa dei romani, la partecipazione alle feste popolari e ai grandi eventi come i giochi olimpici, la visita agli oracoli e ai santuari, i peripli lungo coste e isole, la pratica del termalismo, i viaggi d’affari o per ragioni politiche e militari, i viaggi dei filosofi, degli storici, dei geografi per giungere attraverso la visione diretta delle cose al sapere, la ricerca di nuovi spazi per il commercio.
Le imprese mitiche come quelle del babilonese Gilgamesh, di Ulisse, degli Argonauti hanno affascinato per tanti secoli i popoli antichi. Il codice Hammurabi, le leggi sull’ospitalità di Platone, il cursus pubblicus dei romani confermano che il viaggio era oggetto di attenzioni da parte degli Stati come dei filosofi.
La cultura dell’accoglienza era un dovere civile e religioso.
Dunque, possiamo indagare sulle comunità dei viaggiatori nel mondo antico che in età medioevale, dopo una prima fase di crisi, riprendono grande slancio con lo sviluppo dei pellegrinaggi e l’organizzazione delle regole e delle strutture dell’ospitalità di carattere professionale, Marco Polo e Mandeville sono simboli dei grandi viaggiatori del tempo.
Con il Rinascimento il viaggio assumerà i caratteri di un’esperienza spirituale e intellettuale profondamente radicata nei ceti che gettano le basi dell’età moderna.
La passione per il mondo classico, le scoperte geografiche, il fiorire della letteratura odeporica, la diffusione delle città, delle fiere, delle università, delle corti principesche alimentano nuove forme di viaggio ispirate ad una visione del mondo più universale.
Il Grand tour settecentesco segna il punto più alto dell’esperienza classica del viaggio e delinea però la nuova frontiera del turismo moderno organizzato dall’inglese Cook.
Gli europei sciamano nell’Europa dei lumi, alla ricerca di incisive esperienze formative ed educative, consigliate ai giovani da Bacone e stimolate dall’immagine di paesi, città, monumenti, opere d’arte, disegnate, dipinte e riprodotte, grazie alla scoperta della stampa e dell’incisione.
La bussola dei viaggiatori antichi e dei turisti moderni si è sempre orientata verso l’Italia, meta ideale, al centro dei grandi itinerari mediterranei ed europei.
Questa affascinante escursione storica perviene ad una conclusione che chiarisce la vera essenza del viaggio e del turismo: è un fenomeno intrecciato con quello delle civiltà. Senza relazioni, contatti, scambi tra i popoli le civiltà non avrebbero potuto avere quel progresso e quello slancio che le ha condotte al loro splendore. Dal canto loro, viaggi e turismo non potrebbero spiegare la loro evoluzione così imponente in ogni età se non con il fatto che essi stessi sono stati espressione diretta e conseguenza delle grandi civiltà. Questo lavoro di Franco Paloscia afferma, dunque, una verità inconfutabile: in ogni epoca possiamo parlare di società di viaggiatori e non soltanto di singole, eroiche imprese o di formule elitarie di turismo.
Quando i popoli hanno ampliato i loro orizzonti geografici e culturali, sono usciti dalle caverne, dai villaggi e dai borghi, contaminando altri popoli e integrandosi in altre culture, hanno reso intensamente dinamica ogni forma di progresso delle loro condizioni di vita ma anche del loro sapere e della loro civiltà.

Informazioni aggiuntive

Peso 0.5 kg
Dimensioni 17 × 24 cm
Autore

Franco Paloscia

Pagine

290