You have no items in your cart.
Oltre il food porn e l’overtourism: Mario Soldati, il primo vero content creator italiano
Un talk show internazionale tra Italia, USA e UK svela il “kit di sopravvivenza” del pioniere del reportage per navigare l’era dei social e dell’Intelligenza Artificiale, in occasione delle celebrazioni dei 120 anni della nascita
(AGRA) – Se avesse avuto uno smartphone, Mario Soldati – del quale ricorrono quest’anno i 120 anni della nascita – avrebbe probabilmente ignorato gli algoritmi per inquadrare gli occhi di un viticoltore. Molto prima di Instagram, del food porn compulsivo e dell’overtourism, lo scrittore, giornalista e regista, indiscusso pioniere del reportage enogastronomico televisivo italiano con opere memorabili come “Viaggio nella valle del Po”, aveva già inventato il racconto autentico del territorio, ergendosi a primo vero content creator del nostro Paese.
Per trasformare questa preziosa eredità in una bussola capace di orientarci nell’odierna era dei social media e dell’Intelligenza Artificiale, nasce il talk show internazionale “Mario Soldati, il gusto di raccontare l’Italia”, un’iniziativa fortemente voluta da Chiara Soldati, cugina dell’autore e quarta generazione dell’Azienda La Scolca, e dall’Associazione Mario Soldati, con il prestigioso patrocinio di ITA, MASAF e Verona Fiere Vinitaly.
Il format, che ha debuttato il 18 maggio a Roma presso la sede dell’Associazione Stampa Estera, proseguirà a Milano il 6 ottobre, volerà a New York per Vinitaly USA il 26 ottobre e si chiuderà a Londra il 18 novembre.
Sotto il coordinamento di Anna Scafuri, giornalista di TG1 Economia, il dibattito ha affrontato quattro grandi provocazioni contemporanee per fornire al pubblico un vero e proprio “kit di sopravvivenza” contro le fake news e la standardizzazione del gusto: il docente universitario Stefano Carboni, l’autore televisivo Marcello Masi e la giornalista de il Gusto (Repubblica) Manuela Zennaro hanno contrapposto il viaggio lento d’indagine di Soldati all’odierno turismo di massa per raccontare l’Italia “minore” senza i filtri di Instagram; Chiara Soldati e la Master of Wine Cristina Mercuri si sono soffermate sull’accessibilità del mondo del vino e del cibo contro l’estetica estrema del fine dining e lo snobismo elitario, raccogliendo la sfida del leggendario “Vino al vino” per restituire al calice il suo volto agricolo e umano; infine, Isabella Perugini ha approfondito l’attualità della televisione senza filtri nell’era di TikTok, immaginando l’uso dei nuovi media da parte di chi sdoganò per primo l’autenticità guardando dritto in camera.
In fondo, come ha sottolineato la stessa Chiara Soldati, l’obiettivo dell’iniziativa “non è celebrare passivamente un cognome o spolverare un archivio, ma far camminare il pensiero genuino e l’insaziabile curiosità di Mario Soldati sulle gambe delle nuove generazioni, trasformandoli in strumenti vitali per decodificare il domani”.
“La sua modernità – ha introdotto Chiara Soldati, Cavaliere del Lavoro e imprenditrice – risiede nella libertà di espressione, nella capacità di rendere popolare ciò che era colto e viceversa, interfacciandosi con le storie in modo completamente umano. È questa la chiave che ha reso grande il suo messaggio: il suo modo unico di guardare il mondo e di intendere il cibo e il vino come esperienza sentimentale, fondata nella lentezza a tavola, nel consumo moderato e nella ricerca dell’origine. Per continuare e tutelare e far conoscere a tutti questa eredità porteremo avanti una serie di incontri, in città e con chiavi di lettura diverse, per riscoprire una narrazione del gusto più autentica e accessibile”.
“Il tratto più moderno di Soldati – ha sottolineato Cristina Mercuri, Master of Wine, Founder e CEO Mercuri Wine club – risiede nel suo linguaggio: fresco, dinamico, preciso e diretto, oltre ad essere stato fin da subito profondamente multimediale. L’espressione content creator dovrebbe significare creare di contenuti dando profondità ed essendo onesti nel farlo: proprio questo l’approccio che nel secolo scorso Mario ci ha regalato e che dovrebbe oggi ispirare il mondo del vino in termini di divulgazione, così da avvicinare soprattutto le nuove generazioni, coniugando tecnica e romanticismo, qualità e sensibilità”.
“La modernità di Mario Soldati non risiede soltanto nell’aver intuito con straordinario anticipo i linguaggi crossmediali – ha dichiarato Manuela Zennaro, giornalista de Il Gusto, la Repubblica – ma soprattutto nell’aver compreso prima degli altri che il cibo e il vino potessero diventare strumento straordinario per raccontare una terra. Oggi siamo abituati a vedere il cibo ovunque, sui social e in tv, ma è spesso un’immagine spettacolarizzata e staccata dal contesto, invece Soldati attraverso una trattoria, una vigna o un dialogo con il produttore, riusciva a raccontare il carattere italiano, insegnandoci che, per comprendere davvero un luogo bisogna fermarsi, rallentare e saper osservare”.
“Partirei dall’idea di ‘praticare la cucina’ – ha aggiunto Isabella Perugini, autrice televisiva – un’espressione che ben sintetizza il suo approccio. Grazie a Soldati il cibo esce dalla sola dimensione gastronomica, come il vino esce dall’analisi tecnica, ed entrambi diventano vissuto. Ha infatti saputo utilizzare la televisione sia in modalità di inchiesta che di letteratura con un profondo senso di umiltà, alla base del suo lavoro. Partendo da questo, Soldati si sarebbe approcciato al mondo dei social dando valore al tempo della riflessione e della scrittura, per entrare davvero in empatia con la storia che si sta raccontando e con chi la sta ascoltando”.
“Quando si parla di uomini straordinari – ha confermato Marcello Masi, giornalista – credo che Soldati rappresenti proprio l’archetipo ideale: un uomo capace di attraversare ogni campo con naturalezza, autentica curiosità e un approccio straordinariamente appassionato. La sua forza risiedeva nella semplicità, la capacità di entrare davvero in contatto con il reale, con il contenuto, eliminando il superfluo per arrivare all’essenza del racconto con una comunicazione efficace che fa della sua forza l’onestà dello sguardo”.
“Vedo Mario Soldati come una figura quasi mitologica – ha concluso Stefano Carboni, docente dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata – un intellettuale per la sua preziosa capacità di sintesi e analisi, e al tempo stesso un artista per la sua dote di empatia e di ascolto. È stato in grado di alfabetizzare il pubblico non attraverso il prodotto ma mettendo al centro del racconto le persone. In questo senso lo considero l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto: nella fase pre-boom economico in un Paese tra i più rilevanti per cultura enogastronomica, ha saputo introdurre la narrazione nel nostro settore contribuendo a definire un nuovo modo di far conoscere il gusto italiano”.